Comune, la fragilità non aspetta: 163 emergenze sociali affrontate di notte o nei festivi

In meno di tre mesi il servizio comunale ha seguito 353 persone con 249 interventi. Più della metà delle attivazioni ha riguardato minori arrivati senza familiari, ma aumentano anche le famiglie in difficoltà economica

Dalla protezione dei minori alle richieste di aiuto delle famiglie, passando per le persone senza dimora e le vittime di violenza. Tra giugno e il 16 agosto il Pronto intervento sociale del Comune di Genova è stato attivato 249 volte, offrendo assistenza a 353 persone in situazioni di particolare vulnerabilità.

Il dato che emerge con maggiore evidenza riguarda gli orari nei quali si concentrano le emergenze. Soltanto 86 interventi, pari al 34,5 per cento, sono stati effettuati durante il normale servizio degli uffici. Gli altri 163, corrispondenti al 65,5 per cento, sono avvenuti di sera, di notte, nei fine settimana o durante le festività.

Il servizio resta operativo senza interruzioni per tutto l’anno, attraverso una centrale incaricata di organizzare le risposte più urgenti e attivare la rete di protezione. L’obiettivo non è soltanto risolvere l’emergenza immediata, ma impedire che una difficoltà economica, abitativa, familiare o relazionale possa trasformarsi in una situazione ancora più grave.
Il 51 per cento degli interventi ha interessato minori stranieri senza familiari. I nuclei familiari costituiscono l’11,2 per cento delle attivazioni, mentre il 7,2 per cento ha riguardato altri casi di tutela minorile. Gli interventi rivolti agli adulti e alle persone senza dimora rappresentano entrambi il 6 per cento. Un ulteriore 5,6 per cento è stato destinato a donne vittime di violenza per le quali si è resa necessaria anche la protezione dei figli.
La parte restante comprende richieste riguardanti anziani, vittime di violenza, famiglie richiedenti asilo, situazioni di pericolo per la pubblica incolumità e ulteriori necessità di protezione dei minori.
A preoccupare è soprattutto la crescita dei nuclei familiari che non riescono più a fronteggiare autonomamente condizioni di forte disagio sociale ed economico. «È un fenomeno che richiede attenzione, risposte immediate e un lavoro di prevenzione capace di individuare precocemente i bisogni», ha spiegato l’assessora al Welfare Cristina Lodi.
Intervenire rapidamente, ha sottolineato Lodi, permette di limitare i rischi e accompagnare le persone verso i servizi più adeguati. «Il Pronto intervento sociale è un presidio fondamentale perché consente di intercettare le situazioni di maggiore fragilità e garantire risposte tempestive».
Il servizio non può essere contattato direttamente dai cittadini. L’attivazione avviene esclusivamente attraverso le forze dell’ordine o la polizia locale, in collegamento con la centrale operativa del Comune, che valuta il caso e mobilita le risorse necessarie.
Entro la fine del 2026 l’amministrazione comunale organizzerà un convegno dedicato al Pronto intervento sociale. L’iniziativa metterà a confronto il modello genovese con quelli adottati nelle altre grandi città italiane, con l’obiettivo di analizzare i nuovi bisogni e condividere le soluzioni più efficaci per non lasciare sole le persone nei momenti di maggiore difficoltà.
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